Ceramiche tradizionali        
Ceramiche di Mino
1300 anni di storia
Album fotografico
Ceramiche Mino
Città di Toki
(culla dell'industria della ceramica).
Visita guidata al forno Motoyashiki
     
       
CERAMICHE DI MINO, 1300 ANNI DI STORIA
L'origine delle ceramiche Mino viene fatta risalire intorno al settimo secolo d.C., nel tardo periodo Kofun (periodo delle antiche tombe). Nella prefettura di Gifu, regione di Tono (a est), venivano prodotte delle ceramiche chiamate SUE WARE, cotte all'interno di forni ricavati scavando nelle pendici delle montagne (forni ANAGAMA). Un esempio di questi tipi di forni (non so però quale sia la corretta datazione) si trova nella città di Toki (rovine di Inkyo Yama).

Nel nono secolo, durante il periodo Heian (Heian Kyo era la capitale, all'epoca la futura Kyoto), iniziarono ad essere prodotte delle ceramiche con uno smalto chiamato KAIYU (dovrebbe trattarsi di uno smalto a base di cenere di alberi), cotte nei forni ANAGAMA. Queste ceramiche riproducevano l'eccellente porcellana bianca cinese del periodo Tang Sung. Venivano utilizzate quasi esclusivamente dalla nobiltà, nei templi e nei santuari.

Dalla fine del periodo Heian (1100/1200) i manufatti KAIYU cominciarono un graduale declino, sostituiti dalla produzione di ciotole e piccoli piatti non smaltati, identificati come ceramiche YAMAJAWAN. Tale cambio di produzione si pensa sia collegato con l'utilizzo delle ceramiche anche da parte dei cittadini comuni (non nobili). Per lo stesso motivo anche altre regioni del Giappone cominciarono a produrre ceramiche.

Tra il tredicesimo ed il quindicesimo secolo (tra il periodo Kamakura e Muromachi), nella regione SETO, adiacente a MINO, furono prodotti dei vasetti, contenitori di foglie di tè ed altre similari ceramiche trattate con una particolare varietà di smalto ferro contenente degli elementi di marrone (ceramiche KOZETO).

Alla fine del quindicesimo secolo, durante il periodo Sengoku, apparirono dei forni larghi e di grandi dimensioni, molto differenti dai forni Anagama sia per struttura che per efficienza di calore. Questi forni furono utilizzati per più di 100 anni, fino al periodo Azuchi Momoyama (1600), per la realizzazione di differenti produzioni. Tali produzioni vengono classificate in due periodi: primo e tardo periodo. Nel primo periodo furono prodotte ceramiche con smalto Kaiyu e ferro. Principalmente tazze da tè, contenitori per il tè e vasi di fiori (in questi anni proliferavano le cerimonie del tè e l'arte dell'Ikebana). Nel tardo periodo, come la cerimonia del tè raggiunse il suo apice, furono realizzate ceramiche completamente differenti, come KIZETO, SETOGURO E SHINO. Comprendendo la produzione dello stile ORIBE (dal maestro del tè, Furuta Oribe), questo fu il periodo più florido di MINO (periodo MOMOYAMA TOU).

Attorno al 1600, dal distretto Karatsu della prefettura di Saga (nord ovest dell'isola di Kyushu) furono introdotti i multiforni di arrampicata, in grado di realizzare, diversamente dei tradizionali forni larghi, produzioni di massa. Questi forni presentavano una particolare struttura in salita a forma di gradini, con diverse camere di cottura delle ceramiche collegate fra loro. La perdita di calore delle camere più basse veniva recuperata nelle camere superiori garantendo una cottura graduale delle ceramiche. Tale sistema permetteva un notevole incremento di efficienza termica. Il primo forno multicamera introdotto a MINO fu il forno MOTOYASHIKI, nel distretto di Kujiri della città di TOKI. In questi forni venivano cotte le ceramiche stile ORIBE con "rottura" delle tradizionali forme e modelli.
Con la morte di Furuta Oribe (1615), il favorito stile ORIBE andò gradualmente in declino, sostituito dallo stile OFUKEYU (che imitava la porcellana cinese Celadon) di Kobori Enshu (anch'esso maestro di cerimonia del tè).

Passata la moda della cerimonia del tè, cambiò la tipologia di produzione di ceramiche, orientata verso la soddisfazione della nuova domanda del periodo di EDO (1600 - 1870 circa). A EDO (la nuova capitale che assunse poi il nome di Tokyo) e nelle regioni confinanti furono prodotti in massa, in quanto destinati ai cittadini comuni, servizi da tavola con smalto Tetsuyu o Kaiyu, come scodelle, piatti, bottiglie per sake.
Anche a MINO, nel tardo perido di EDO (1800 - 1830), iniziò la produzione di porcellana cinese.

Nel periodo MEJI (1870 -1912), le porcellane bianche e blu arrivarono come un fiume in piena, assieme allo sviluppo delle tecniche di trasferimento delle stampe di disegno destinate alla produzione di massa. Le ceramiche di Mino subirono di conseguenza la crescita dei laboratori e negozi di porcellana, ricevendo d'altro canto però il favorevole apprezzamento per il mantenimento delle squisite capacità di puro lavoro artigianale. A testimonianza, i ceramisti GOSUKE KATO e ENJI NISHIURA, ricevettero grandi elogi nelle esposizioni mondiali, con favorevoli riflessi nelle loro vendite nei mercati esteri.

Durante la prima guerra mondiale, il Giappone beneficiò di una prospera economia grazie all'ingresso nei mercati dei Paesi in guerra. In questi Paesi diminuirono per ovvie ragioni le produzioni interne ed il fabbisogno fu quindi soddisfatto da manifatture importate dall'estero. Approfittando della favorevole onda economica, in Giappone crebbero sia gli impianti che i produttori di manifatture. I forni a carbone vennero preferiti ai multiforni di arrampicata e le ceramiche stampate acquistarono slancio grazie all'introduzione della ruota elettrica per ceramiche.

Come il Giappone cominciò a muoversi verso la guerra Sino-Giapponese (Cina - Giappone), dopo l'incidente della Manciuria del 1931, il carbone cominciò a scarseggiare poichè destinato prioritariamente all'industria bellica. Ciò determinò una situazione di forte difficoltà per l'industria delle ceramiche e porcellane, entrambe transitate nell'uso dei forni a carbone. La situazione si aggravò poi con i regolamenti imposti sui prezzi e con gli embarghi commerciali dell'inizio della guerra del Pacifico (seconda guerra mondiale) costringendo molti produttori di ceramiche a chiudere l'attività o a cambiare mestiere.

Subito dopo la seconda guerra mondiale le industrie delle ceramiche, come le industrie operanti in altri settori, patirono una situazione di difficoltà. Gli ordini provenienti dalle aree devastate dalla guerra affrettarono comunque la riapertura delle industrie. Continuò la scarsità di carbone e, soprattutto all'inizio, non fu facile approvvigionarsi del combustibile fossile.
Le esportazioni in seguito ripresero, aiutate anche dalla svalutazione dello Yen nei confronti del Dollaro americano. Nonostante questo, le industrie delle ceramiche continuarono a vivere in una situazione di instabilità.

Entranti nel 1950, la produzione delle ceramiche di MINO, cavalcando la marea dell'elevata crescita economica, iniziò un nuovo trend di crescita (incremento anno dopo anno). Ciò fu supportato dal progresso delle tecniche di produzione manifatturiera e dal miglioramento delle tecniche di smaltatura e decorazione.

Da ultimo, la lunga recessione portata dallo scoppio della bolla economica, l'emergere di aree di produzione di ceramiche a buon mercato quali la Cina, il cambio dello stile di vita nell'ambiente di cucina, la focalizzazione sulla produzione di massa, hanno determinato per l'industria della ceramica di MINO la necessità di affrontare una delle maggiori crisi degli anni recenti.
Attualmente l'industria di MINO sta tentando di rivitalizzare l'interesse del mercato con un cambiamento rivolto alla produzione di un alto mix con basso volume di realizzazione, al fine di rendere più difficoltosa la copia da parte dei produttori stranieri a basso costo. Vengono inoltre presi in considerazione nuovi approcci per rinvigorire l'interesse nel settore, come la collaborazione tra l'associazione industriale e l'industria del turismo.

 

BIBLIOGRAFIA:
gran parte di quanto sopra deriva dalla libera traduzione di un articolo
estratto dalla guida ufficiale giapponese, pubblicata nel 2011,
del Festival Internazionale delle Ceramiche di Mino
(International Ceramics Festival '11 MINO, Japan - Official Guide Book),
fatta eccezione delle integrazioni del sottoscritto.



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